Il risentimento di Teheran

Teheran ha reagito alle parole di Silvio Berlusconi in Israele con durezza e con una punta di risentimento inusuale, quasi a sottolineare: da voi italiani proprio non ce l’aspettavamo, non siete gli americani o peggio ancora i britannici, siete i nostri primi partner commerciali in Europa, abbiamo rapporti cordiali da decenni. Il risentimento è la dimostrazione che la visita in Israele di Berlusconi è stata importante e strategica, ha dato un messaggio forte e chiaro a tutti, alleati e non.
17 AGO 20
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Teheran ha reagito alle parole di Silvio Berlusconi in Israele con durezza e con una punta di risentimento inusuale, quasi a sottolineare: da voi italiani proprio non ce l’aspettavamo, non siete gli americani o peggio ancora i britannici, siete i nostri primi partner commerciali in Europa, abbiamo rapporti cordiali da decenni. Il risentimento è la dimostrazione che la visita in Israele di Berlusconi è stata importante e strategica, ha dato un messaggio forte e chiaro a tutti, alleati e non. La nota della tv di stato iraniana dice che il premier italiano “ha completato tutta la serie di servigi fatti ai padroni israeliani”, definendo giusta la guerra a Gaza – “calpestando così i cadaveri di 1.400 civili palestinesi uccisi l’anno scorso da Israele durante tre settimane di folli bombardamenti” – e rivolgendo all’Iran “tutte le accuse possibili, a partire da quella di voler sviluppare armi nucleari”. Berlusconi – continua la nota – “si è davvero superato definendo ‘esempio di democrazia e libertà’ il regime israeliano, nato con la forza bruta sulla terra altrui e che si è macchiato dei crimini più orrendi e che da tre anni ha assediato e murato un milione e mezzo di persone a Gaza”.
Con la missione in Israele Berlusconi ha ribadito l’alleanza con Gerusalemme e la volontà di fare di tutto per impedire che Teheran si doti di una bomba atomica. Ha iniziato con un’intervista a Haaretz in cui sottilineava l’impegno dell’Italia a non laciare alla Repubblica islamica la possibilità di prendersi gioco della comunità internazionale e ha finito con il discorso alla Knesset in cui ha detto che non sono ammessi ulteriori cedimenti. Alle parole sono seguiti i fatti, e questo ha fatto imbestialire le autorità italiane. Il capo di Eni, Paolo Scaroni, ha dichiarato che non saranno stipulati contratti nuovi con Teheran: ce ne sono due ancora in essere, firmati anni fa, e saranno onorati, però non si creeranno altre opportunità di business con il regime. E’ quello che serve per isolare l’Iran, allineandosi con gli Stati Uniti, Israele, con i paesi europei come Germania, Francia e Inghilterra, superando in qualche modo la riottosità di Cina e Russia. Gli strepiti del regime iraniano non devono distogliere l’Italia dall’unica strategia praticabile contro il regime islamico.